Ricordo ancora una conversazione con un amico vaticanista oggi embedded tra le truppe in difesa di Bergoglio. Era il 2011 o forse il 2010. Gli davo qualche limitato supporto per la redazione di un volume dedicato alla guerra interna al Vaticano – ma non solo – scatenata contro Benedetto XVI. Mi parlava del progetto di una piattaforma di informazione che sarebbe stata messa in piedi da una nota testata e alla quale lui avrebbe partecipato. Vi confesso che all’epoca non compresi bene il senso dell’operazione. Numerosi esperimenti di tal fatta anche coadiuvati da firme importanti, si erano rivelati degli autentici flop. Perché una testata giornalistica nazionale avrebbe dovuto investire su un portale multilingue dedicato alla Chiesa Cattolica, questa istituzione così marginale e contrastata?

A distanza di quasi sei anni oggi il progetto mi appare sempre più chiaro. Le mail di John Podesta, responsabile della campagna elettorale della Clinton, rivelate da Wikileaks ci aiutano a capire. In una mail dell’11 febbraio 2012, esattamente un anno prima delle dimissioni di Benedetto XVI, Podesta risponde all’attivista Sandy Newman che invoca una “primavera cattolica” per superare “la dittatura medievale” delle gerarchie cattoliche. Lo fa, sostenendo di aver creato due movimenti cattolici “progressisti”, ma che effettivamente andavano portati ad un nuovo livello di pressione.

Allo stesso modo dobbiamo pensare che il progetto editoriale online fosse volto a creare l’adeguata cassa di risonanza mediatica a senso unico del papato che sarebbe seguito a quello “oscurantista” di Benedetto. Il punto è che grazie al cielo comprendiamo giorno dopo giorno che questa funzione di pressione mediatica non è strettamente legata ai fatti di Chiesa, bensì ad una dimensione geopolitica di cui la Chiesa, quella di Bergoglio, è strumento e non certo protagonista.

Con un articolo degno della Pravda oggi tale testata giornalistica presenta ai suoi lettori l’equazione “cattolico tradizionalista” = “nemico di Bergoglio” = “amante di Putin”. Per la verità il titolo sul giornale cartaceo è emblematico “I cattolici anti-Francesco attirati dal potere di Putin”. Una premessa fondamentale, perché l’idea di base è che ad attrarre tali cattolici sia non lo statista Putin e la sua visione geopolitica, bensì il suo “potere”. Partiamo naturalmente dal presupposto che #hastatoputin per citare un hashtag molto usato negli ultimi mesi. In altre parole alla fine di tutto la colpa è sempre di Putin, il dittatore perfetto, l’uomo tirannico che emana potere, il nemico della democrazia, l’omofobo e intollerante, il ricco amico dei magnati russi e via dicendo. Autore di questa associazione di cui si trova solo un riferimento fugace in coda all’articolo, nonostante dal titolo sembri essere l’argomento principe della pseudo-inchiesta, è un noto sociologo amante delle Repubbliche Baltiche che negli ultimi tempi cerca di rifarsi il belletto grazie al revival della russofobia e alle sue aderenze con il mondo neoconservatore americano.

Tralasciando il noto veleno dell’amico della Lettonia, le cui sentenze sono chiaramente insindacabili nella loro autenticità e sicumera, diciamo pure che l’articolo passa al setaccio con acribia scientifica  i “dissidenti”, anzi i veri e propri “nemici”, “avversari” di Bergoglio. Si va dal vaticanista “emerito” dell’Espresso, Sandro Magister, al professor De Mattei, passando per Antonio Socci e tanti altri di cui si fa nome e cognome, in una sorta di lista di proscrizione mediatica degna della memoria di Silla.

Questa è la dimostrazione plastica della guerra futura. Non semplicemente un conflitto fra Russia e Stati Uniti, bensì un conflitto fra la bolla ideologica di un’occidente privo di identità, di radici, di riferimenti etici non negoziabili, e tutti i paesi che al contrario difendono e promuovono la loro identità, le loro radici, i propri valori. La Russia è un esempio emblematico in questo senso, e un esempio a noi vicino, perché parliamo di una nazione cristiana. Ma la Russia costituisce anche un modello di convivenza delle diversità religiose e culturali. Un modello opposto a quello delle integrazioni forzate fallimentari di Francia, Germania e Gran Bretagna. La Russia è nel centro del mirino semplicemente perché costituisce l’unica potenza antagonistica alla visione unipolare statunitense.

In ogni caso non ha precedenti l’uso del giornalismo per marginalizzare, ghettizzare, criminalizzare, minoranze evidentemente piuttosto fastidiose, che non si conformano al consenso incondizionato nei confronti di Bergoglio. Non ha precedenti soprattutto se pensiamo alla cosiddetta chiesa della misericordia, il cui reale volto si manifesta nella Vendetta e nella Perfidia. Non ha precedenti perché questo uso della stampa a fini geopolitici, al fine ultimo dell’annullamento di ogni libertà di espressione, nella ridicolizzazione del dissenso, dimostra pienamente quale potere stia servendo tale giornalismo.

Un giornalismo isterico che, tuttavia, utilizza metodi piuttosto puerili per derubricare ad esaltazione borderline un dissenso variegato e spesso ben fondato: associare sedevacantisti ad “ultratradizionalisti”, affidando una “cabina di regia” a De Mattei, ipotizzare il coinvolgimento di Cardinali e di una fronda politico-teologica, per finire con i presunti finanziamenti ricevuti dalla Russia, significa scrivere la trama di un possibile romanzo di Joseph Thornborn, non certo fare giornalismo. Allo stesso modo è ridicolo che questa “opposizione” venga tacciata di occidentalismo da un docente della Cattolica, quando poi viene accusata di essere attratta “dal potere di Putin”. C’è la volontà di creare un minestrone malizioso e scellerato in cui inserire tutti e tutto, associando il dissenso a Bergoglio ad ogni elemento di squalifica sociale: tradizionalismo, leghismo, sedevacantismo, ultratradizionalismo, esoterismo, ipertradizionalismo, ultraprogressismo, putinismo. Sono tutti concetti utilizzati nell’articolo, autentico manifesto della psicopolizia del nuovo regime vaticano.

Un simile attacco sferrato con tale possente violenza sembrerebbe quasi espressione della volontà di mettere a tacere e privare definitivamente della benché minima autorevolezza ogni dissenso non certo nei riguardi di Bergoglio e della sua chiesa in uscita. Il dissenso da silenziare è quello verso la bolla ideologica di un occidente asservito alla religione della political correctness. Il dissenso verso l’abbattimento dei confini etici, etnici, culturali, spirituali, tra i popoli, che devono essere asserviti ad un unico paradigma universale. Chiaramente se la Chiesa diventa motore di questa visione di omologazione globale, bisogna darle una mano, silenziando i dissidenti interni.

C’era naturalmente da aspettarselo. Nel novembre 2013, pubblicavo alcuni estratti di un interessante volume sulla Chiesa e la sua prospettiva geopolitica di padre Malachi Martin. In particolare questo:

“La riduzione del Papa nel suo alto ufficio sarà il risultato della convinzione che l’originale Ufficio Petrino e Papale come praticato dai Papi Romani fino all’ultimo terzo del XX secolo non sia stato in realtà nient’altro che il risultato condizionato dal tempo di mode culturali che si estendono all’indietro per secoli; e che ora è tempo di degradarne l’importanza per poter liberare lo “spirito del Vaticano II” per modellare la Chiesa in una immagine che sia adeguata alla concezione progressista di un’epoca nuova e molto diversa da quella precedente.  I Cattolici vedranno allora lo spettacolo di un Papa validamente eletto che separerà l’intero corpo della Chiesa, sciolto dalla sua unità tradizionale e la struttura apostolica orientata al papato che la Chiesa aveva finora creduto di istituzione divina. Il brivido che scuoterà il corpo della Chiesa Cattolica in quei giorni sarà il brivido della sua agonia. Perché le sue pene verranno dal suo interno, orchestrate dai suoi leaders e dai suoi membri. Nessun nemico esterno avrà portato a questa situazione. Molti accetteranno il nuovo regime. Molti resisteranno. Tutti saranno frammentati. Nessuno potrà più contenere insieme sulla terra i membri sparsi del visibile corpo della Chiesa Cattolica come fosse una compatta organizzazione vivente.”