Ormai da alcuni mesi il blog è silente e quasi quotidiani sono i messaggi che ho ricevuto dai lettori in queste settimane. Messaggi che mi invitano a riprendere a scrivere, a far sentire la mia voce, a commentare quanto accade giorno dopo giorno nella confusione generale. Vi confesserò che se scrivo soltanto oggi dopo così tanto tempo non è certo perché vi siano impellenti novità da commentare quanto piuttosto per spiegarvi le ragioni del silenzio.

La realtà sociale economica e culturale di quest’angolo di mondo che abitiamo diventa giorno dopo giorno sempre più precaria e drammatica per la maggioranza delle donne e degli uomini. Solo un piccolo manipolo di persone aggrega potere e ricchezza. Non solo, aggrega anche una lettura dell’umanità e della società che determina i suoi ulteriori sviluppi. Sono i cosiddetti ingegneri sociali, coloro che sulla base di una prospettiva economica e politica (intesa nel senso della definizione e limitazione dei poteri all’interno della polis globale) determinano i movimenti della società e le sue dinamiche culturali e morali.

Ed è altresì fin troppo evidente che l’indirizzo attuale delle élites va verso uno iato insanabile fra masse impotenti e prive di un reale peso politico economico e culturale, e gruppi di potere, legati da un credo, dall’obbedienza quasi religiosa e dogmatica ad una serie di teorie e ideologie: il neoliberismo, i “diritti per tutti”, il laicismo amorale, la cosiddetta “political correctness” etc.

Al fondo tutti questi dogmi mirano alla divinizzazione dell’individuo e del suo sfrenato potere: il potere di dominare e sfruttare il prossimo, il potere di emanciparsi persino dalla verità della propria natura, il potere di trasformare il proprio punto di vista interessato in realtà universale.

Al fondo è in atto uno scatenamento della hybris di dimensioni colossali. Quella hybris che genera spighe bionde di accecamento e viene sradicata dalla Nemesi divina, secondo la teoria di Eschilo.

In tutto questo la posizione della Chiesa è ormai improntata all’entropia. Caratteristica, stigma della condizione contemporanea è proprio la disordinata dissoluzione di ogni argine, di ogni limite, di ogni ordinata risposta al caos. E in questa realtà non ha più senso la strenua logorrea dei commenti e degli anatemi, delle indignazioni e delle proteste, perché finiscono anch’essi assorbiti nel buco nero del caos, che tutto divora, che tutto fa invecchiare, che tutto trascolora in cenere.

Occorre pertanto tacere e operare nel silenzio per evitare che l’entropia ci assorba e indebolisca il nostro messaggio, il nostro pensiero.

Un giorno verrà nel quale dovremo seminare sulla terra bruciata dalla tracotanza senza fine dell’ego umano: cerchiamo di salvare la semente per una nuova terra accogliente e restiamo silenti e distaccati a guardare, consapevoli dei nostri valori e di quelli dei nostri avi che custodiamo dalla rapacità della barbarie diffusa. Per dirla con Lucrezio, alle volte:

Suave, mari magno turbantibus aequora ventis
e terra magnum alterius spectare laborem